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Impresa diretta - Federico Wilhelm photography

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Il lavoro, carattere distintivo dell’identità lecchese

Cassiodoro, senatore romano e ministro di Teodorico, in una lettera databile tra il 533 e il 537, scriveva che Como, ”appartata nella solitudine dei monti e del suo purissimo lago”, giungeva a tal punto di bellezza da far credere che fosse stata creata per il solo piacere (ad solas delicias) e giustificava la concessione di un più mite trattamento a favore dei suoi abitanti, in quanto – scriveva – “tutto ciò che è bello non resiste alla fatica, e coloro che godono abitualmente di soavi bellezze sentono più facilmente il peso dei gravami”.
Sono parole che sembrano adattarsi con difficoltà a Lecco e ai suoi abitanti.
Più legati all’ambiente aspro e severo delle loro montagne e meno inclini a lasciarsi ammaliare dagli incanti e dalle seduzioni del lago, i lecchesi hanno trovato da sempre nel lavoro uno dei loro caratteri distintivi. Quel lavoro che – come l’amore – sa vincere ogni ostacolo: così scriveva Virgilio, che lo qualificava con l’aggettivo improbus (ostinato) e vi affiancava un altro elemento, la duris urgens in rebus egestas, il “bisogno che assilla nelle difficoltà”. Il bisogno di una popolazione che da sempre ha dovuto cercare nell’industria e nel commercio quel benessere che non le poteva offrire un’agricoltura ristretta nei suoi spazi e mediocre nella redditività.
Domenico Sella, analizzando uno stato delle anime della comunità di Laorca del 1579, metteva in evidenza come, a quella data, il 64,5% dei capifamiglia del paese fossero occupati come “lavoratori di ferro”, il 10% come “mercanti di ferro” e solo il 4,4% come “lavoratori di terra”. Sono cifre impressionanti nel contesto della realtà dell’economia di allora, in cui l’agricoltura costituiva l’attività di gran lunga predominante.
“Tutto qui ha un aspetto industriale”, scriveva nel 1840 il francese Saint-Ange de Virgile, autore di una guida turistica del lago, e continuava: “Le manifatture di seta e di altri tessuti, le fonderie di ferro e di rame, le ingegnose fabbriche di filo di ferro, le importanti fucine raccomandano Lecco in modo particolare all’attenzione di chi segue il progresso dell’industria”. I suoi abitanti – concludeva – sembrano essere nati per il commercio, tanto facilmente si adattano ad ogni genere di negozio.
Da allora molta acqua è passata sotto gli archi del suo ponte! La concorrenza si è allargata su scala mondiale, molte gloriose aziende, che hanno fatto la storia dell’industria lecchese, hanno chiuso i loro impianti e la stessa città sembra oggi alla ricerca di una nuova identità in termini post-industriali. Eppure molto della Lecco industriale del passato sembra continuare a vivere in quella di oggi.
Federico Wilhelm, nelle sue fotografie, riesce a cogliere con sguardo attento e sensibile alcuni aspetti e momenti della realtà industriale lecchese contemporanea, in cui l'innovazione coesiste con la tradizione. Vediamo così nuovi settori di attività e nuove competenze aggiungersi a quelli storicamente legati alla lavorazione del ferro e dei metalli, nuove tecnologie e nuove forme di organizzazione del lavoro entrare nel mondo tradizionale della fabbrica, infine, nuovi lavoratori, provenienti da altre regioni e anche da altri continenti, affiancarsi ai suoi operai.
Si tratta di una realtà complessa e assai variegata negli aspetti e nelle tipologie ma che riesce a mantenersi vitale e a rinnovarsi, raccogliendo le sfide della contemporaneità, proprio perché affonda le sue radici in una storia secolare di industrializzazione. Una realtà che, oggi come allora, continua ad avere alcuni dei suoi principali punti di forza nell’impegno, nello spirito d’impresa e nell’abilità artigiana degli uomini che vi lavorano.
Pietro Dettamanti

Impresa Diretta - progetto fotografico di Federico Wilhelm
Impresa Diretta - progetto fotografico di Federico Wilhelm
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