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Soglia - Federico Wilhelm photography

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Soglia

Cos'è per te il rapporto tra teatro e fotografia?
Il fotografare sulla scena può rappresentare un'interazione tra profili culturali, arti, abilità espressive e competenze tecniche molto diverse tra loro, che s'intersecano qui nel mondo dell'immagine e, in alcune felici occasioni, sfiorano anche la sfera dei contenuti: si sviluppa allora una produzione reciprocamente interessante, non solo quale strumento documentale e d'impatto visivo, ma anche per una rivisitazione dell'espressività, della poetica e delle tematiche abbracciate rispettivamente da regista, dagli attori, dal fotografo.

- Come nascono le tue foto?
L'invito, l'accesso e l'accoglienza alle prove, già nelle fasi iniziali della produzione, sono preziosi. Si conoscono attori e regista, spazi e tempi, luci e musiche; soprattutto, durante il lavoro di regia, si è condotti nei testi, nei significati, nelle chiavi di lettura e dettagli dello spettacolo. Il materiale fotografico proviene preferenzialmente da questa fase, senza trascurare spunti dal backstage. La parallela revisione critica degli scatti ed il post-processing tecnico costituiscono altro impegnativo e fondamentale passaggio nella strutturazione definitiva della sequenza. La produzione, con le ovvie cautele, viene completata durate la prima ed altre rappresentazioni con pubblico, con una valenza di unicità e testimonianza di un'arte - quella teatrale - che ha altrimenti peculiari caratteristiche d'immanenza.

- Come è nata la tua foto  "Soglia 11"?
Nel 2008, il premio per la vincita del concorso internazionale di fotografia teatrale "Occhi di Scena" consisteva nel corso tenuto da M. Agus e C. Chiarelli, presso il Centro per la Fotografia dello Spettacolo di San Miniato. In quella occasione ho scattato "Soglia", che appartiene ad una sequenza di 18 scatti colti durante l'ammissione ad un'appassionante lezione della coreografa Monica Vannucchi, docente al suo laboratorio di drammaturgia della danza  "Intorno ad Alice".

- Cosa sono per te azione, spazio, tempo?
I tre concetti sono intensamente presenti nel teatro quanto nella fotografia, e mi riferisco non solo alla connotazione tecnica, ma anche a quella concettuale.
Oltre al "tempo di scatto", parametro non secondario nelle penombre o forti contrasti teatrali, c'è il "tempo dello scatto", che attende o rincorre i "tempi di scena", inesorabili ed irripetibili.
Lo spazio è la reciprocità tra l'obiettivo fotografico e gli obiettivi della spettacolo, del regista, degli attori. Preferisco inoltre essere mobile ed esplorare anche visioni ed angolazioni inconsuete per il pubblico, che desiderano descrivere uno spazio più ampio dell'architettura del teatro.
L'azione…la sospendo inconsciamente quando, durante le prove, invece di fotografare, vengo distratto e rapito dall'affascinante azione di regia. Il privilegio - sconosciuto al pubblico - di assistere alla costruzione dello spettacolo, mostra il "mestiere" del regista e degli attori, restituendo spunti ed attenzioni fotografiche altrimenti rare.

Federico Wilhelm


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